Chi sono

Written by Super User. Posted in Didjerito blog on 02 Giugno 2014.
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Oggi potrei dire che tutto attorno a me era vuoto, perchè ancora non si era accesa un'idea.

Insomma, il 27 Dicembre 2003, ho ricevuto il primo didjeridoo di bambù, una delle tante varianti del più antico strumento musicale, tradizionale degli #aborigeni, per molti riconosciuto come “quello strumento lungo che fa uoiiiiiiiiiiiiiiiiiitoooiiiiiitooooiiiiiii”, per altri un tubo vuoto.
Questo oggetto mi è stato regalato da un amico artista, Nicolò Melocchi (oggi pittore, performer artistico e grande musicista del bansuri, flauto indiano) con queste profetiche parole: “... Va e illuminati!!!

Tutta la mia realtà si riempiva di una nuova idea.

I miei riferimenti musicali erano e sono #MilesDavis, #JimiHendrix e #DemetrioStratos.

Diversi mesi dopo quel 27 dicembre in cui mi regalarono il mio didjeridoo, quando mi ritrovavo a parlare con gli amici, c'era una strana difficoltà a valorizzarne l'esperienza musicale: “Questa non è musica perchè c'è una nota sola” e i più “dotti” asserivano che la defizione ufficiale di musica fosse l'armonia di suoni gradevoli ordinati nel tempo, non certo il #rumore causato dal didjeridoo.

A volte, quando si è soli in casa, ogni piccolo rumore desta curiosità: “Che cos'è stato? Vado a vedere...”. Ebbene, in modo analogo, era scattata la mia sete di ricerca del suono.

In internet c'era ben poco, a parte un forum di didjeridoo, di cui ho scordato il nome, ma alcuni dei protagonisti di quel periodo me li ricordo ancora: Andrea Ferroni (yidaki.forumup.it il forum di riferimento nella scena italiana), Ilario Vannucchi, Stefano Focacci, Il Mobbu... erano solo alcuni dei nomi presenti nella scena italiana. Allora un altro nome molto diffuso era Papi Moreno.
Ero all'inizio del mio percorso musicale e contattarli di persona non era semplice come potrebbe esserlo oggi. L'alternativa più immediata era restringere la mia ricerca a Bergamo .
Il primo “diggeridùùùùùù” che acquistai, era stato dipinto dagli aborigeni invitati ad un'edizione del festival “Lo spirito del Pianeta”, a Chiuduno, paesino vicino Bergamo.
Sporadicamente seguii qualche seminario e presentazione di corsi organizzati in Lombardia e nel nord Italia, ma questo non fu sufficiente. Era giunto il momento di trovare un maestro.
Il maestro di allora fu Popi, un nome poco noto tra i didjeriduisti di oggi, ma molto conosciuto nei dintorni di Bergamo (e non solo), ed io ebbi la fortuna di cominciare un percorso musicale con lui e altri musicisti ( uno di loro è attualmente impegnato con i “Fratelli morbidezza”): ci chiamavamo Barramundi Loop.
Eravamo una garage band, e i nostri strumenti erano tastiere, percussioni (di tutti i tipi), tanti didjeridoo, davvero tanti, persino l'imbarazzo della scelta per ogni nota, e elettronica fatta con #Reason, uno dei software più diffusi per la produzione elettronica.
Prima di allora, a malapena riuscivo a fare la #RespirazioneCircolare (da solo ci avevo messo sei lunghi mesi per capire come si faceva), e nell'arco di un anno praticavo la respirazione diaframmatica, giocando a fare musica.
Da qualche parte ho ancora cd interi di prove e varie sessioni di registrazione.

Ancora molte persone non Primitive Field (Ivan Macera e Christian Muela)riconoscevano il valore musicale di questa ricerca, e dentro di me pensai: “Forse questo non è il contesto ideale per condividere una visione globale della musica”.
Da Bergamo mi spostai a Roma, dove fui accolto decisamente a braccia aperte: nell'arco di un anno diedi sfogo a tutte le mie idee creative di allora, con vari progetti (alcuni purtroppo mancati) fino ad approdare a An Einen Baum insieme a Remo De Vico, Jacopo Solari.
Un bellissimo periodo, dove la mia ricerca musicale divenne maggiormente consapevole: apprezzavo il rumore del didje, persino attraverso tecniche come l'overdrive, appresa ascoltando Matthias Mueller, e il mounth drumming alla Mike P. Jackson, e il Parallelal Playing alla Ondrej Smeykal: la nostra ricerca consisteva nel raccontare, attraverso i suoni, le musiche di diversi ambienti sonori.

Di quel periodo rimane una bellissima amicizia, e tante idee derivate da quel progetto.
Individualmente il mio percorso mi vede all'opera con il progetto Albero, uscito in tre edizioni: la prima nel 2009, la seconda nel 2011 e la terza lo scorso 7 dicembre 2013 (cdbaby.com/cd/christianmuela3 #AlberoSonoro).
In gruppo ho avuto l'onore di collaborare in vari progetti con musicisti del calibro di Mauro Tiberi, Alberto Savini, Ugo Vantini, Ivan Macera (recentemente in duo come #PrimitiveField) Veronica Emer (per il progetto #OhmSweetOhm), a seguito di rapide e significative parentesi con Ohm Groove (con Dario Rossi) e Samsara Beat (con la cantante Nuèl).
In tempi recentissimi ho cominciato a condurre una trasmissione radio dedicata a tutti i promotori di musica fatta con questo strumento, e ascoltando tutta questa musica mi sento sempre più stimolato a cercare nel #rumore del #didgeridoo una mia personale #ricercamusicale.
I miei tre grandi guru musicali forse volevano dirmi questo: “La musica non è fatta dagli strumenti, è fatta dalle persone”. Nuove consapevolezze in arrivo.

Christian Muela









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